14 maggio 2009: I cristiani e l’impegno politico
DIOCESI DI CITTA' DI CASTELLO
- UFFICIO PER I PROBLEMI SOCIALI, IL LAVORO LA GIUSTIZIA, LA PACE E LA SALVAGUARDIA DEL CREATO
-UFFICIO CULTURA E COMUNICAZIONI SOCIALI
DIOCESI DI CITTA' DI CASTELLO
- UFFICIO PER I PROBLEMI SOCIALI, IL LAVORO LA GIUSTIZIA, LA PACE E LA SALVAGUARDIA DEL CREATO
-UFFICIO CULTURA E COMUNICAZIONI SOCIALI
In vista delle prossime consultazioni elettorali, l’Ufficio Problemi sociali – Lavoro – Giustizia e Pace – Salvaguardia del creato e l’Ufficio Cultura e Comunicazioni Sociali della Diocesi di Città di Castello intendono proporre alcune riflessioni, emerse anche dalle lezioni della Scuola di formazione politica e sociale “Agorà” della stessa Diocesi, e quindi frutto di un lavoro triennale e di un dialogo che ha tentato di porre la comunione ecclesiale al di sopra del bipolarismo politico e delle specifiche appartenenze di parte. In particolare riteniamo importante soffermarci su tre aspetti: 1) Partecipazione e bene comune; 2) Lavoro e sviluppo economico; 3) I cristiani e l’impegno politico.
1) Partecipazione e bene comune.
Condividendo quanto indicato nel documento presentato dall’Ufficio per la Pastorale sociale della Diocesi di Cremona, Una riflessione pastorale per il bene comune, riteniamo che «i cattolici non debbano rappresentare per le forze politiche un “territorio di caccia” per acquisire consenso elettorale, ma un bacino fecondo di idee, progetti e energie atti a contribuire all’animazione delle città e del Paese, capaci di ispirare le attività umane ai principi del Vangelo. Il credente infatti partecipa pienamente dell’umanità e del suo tempo, di cui condivide “gioie e speranze, tristezze e angosce” (Gaudium et spes, 1)»1. Quello della partecipazione è uno dei temi caratterizzanti la stessa scuola di formazione politica diocesana Agorà che si propone anche di «formare persone che garantiscano una presenza qualificata e capace di concorrere al bene comune della nostra polis»2. Il termine partecipazione, per lo meno in alcuni casi, «sembra avere scarsa importanza nello scenario politico del nostro Paese, almeno nella sua attuazione pratica. In altri casi, ma questo è tema ancora più delicato, l’attuale scenario politico sembra quasi allontanare da una prospettiva partecipativa della politica stessa». Ci sembra che, oggi, sia richiesto anche ai cristiani un impegno speciale nel mostrare come l’azione per il bene comune della città non possa essere demandata ad altri, ma li riguardi anche personalmente. Auspichiamo, quindi, che essi, nei diversi ambiti nei quali sono coinvolti o riterranno di impegnarsi – in istituzioni, partiti politici… –, siano testimoni di Cristo e si impegnino nella vita politica traendo costantemente ispirazione dalla Dottrina sociale della Chiesa. Tale impegno esige competenze – le più diverse quanto diversi sono gli ambiti della vita sociale che richiedono risposte specifiche –, e ci pare che «oggi richieda anche, e forse primariamente, capacità di ascolto del prossimo: occorre imparare ad ascoltare il prossimo, cercando di “amare” le idee altrui come le proprie».
Come uffici diocesani ci proponiamo quindi di «essere promotori di un nuovo clima di dialogo; a tale scopo ci sembra essenziale tentare di ridefinire e soprattutto ri-vitalizzare il patto eletto-elettore». «Concretamente auspichiamo che, almeno nella nostra realtà, gli “eletti”, si rendano disponibili a un confronto con i propri elettori. Confronto periodico, ma per tutto il mandato, su temi di attualità, e anche come occasione di confronto sui temi per i quali è stato chiesto un mandato di rappresentanza – in altri termini sul programma – . Auspichiamo, d’altra parte, che gli elettori mettano in comune e a disposizione – anche dell’eletto – le proprie competenze, “partecipando attivamente” e contribuendo al superamento di personalismi e autoreferenzialità (dei partiti, degli eletti, ma anche delle diverse associazioni), per un autentico servizio al bene comune della Città»3.
Come emerso dalle lezioni di Agorà 2009, uno sviluppo vero sembra possibile soltanto in un progetto per la Città capace di mettere insieme tutte le forze e i soggetti in essa operanti. Nel corso della seconda lezione di Agorà 2009, il prof. Pierluigi Grasselli ha opportunamente rilevato come sviluppo, persona, bene comune e democrazia risultino strettamente intrecciati (in un’ipotesi di diffuso coinvolgimento popolare): lo sviluppo richiede un progetto (bene comune) che deve essere condiviso (democrazia). Lo sviluppo (il bene comune) è per la persona, le persone (secondo cui la socialità, la ricchezza, la razionalità relazionale) realizzano il bene comune. In una economia basata sulla conoscenza, la ricerca continua di qualità e innovazione, per essere diffusa e pienamente fruttuosa, presuppone la realizzazione delle persone, e l’individuazione e l’attuazione di una configurazione condivisa di bene comune. L’analisi dei processi di sviluppo (al livello del territorio, dove si delinea l’intreccio di motivazioni, forme regolative, spinte competitive ed esigenze cooperative) evidenza la fondatezza delle osservazioni suddette (ad es., si considerino i problemi legati a export e internazionalizzazione in Umbria) e propone ai responsabili politici direttrici di intervento. La comunità politica è al servizio della società civile, intesa come insieme di relazioni e di risorse, culturali e associative, relativamente autonome dall’ambito sia politico sia economico, e il suo fine riguarda il bene comune, da perseguire secondo i principi della solidarietà della sussidiarietà e della giustizia. Come testimoniano le esperienze del volontariato, nella società civile è sempre possibile la ricomposizione di una politica pubblica centrata sulla solidarietà sulla collaborazione concreta, sul dialogo fraterno (Compendio della Dottrina Sociale della Chiesa, 417-420)4. Proprio riflettendo sul tema della fraternità e specificamente sul nesso fraternità-misericordia, il prof. Antonio Baggio, nel corso della lezione inaugurale di Agorà 2008, ha rilevato come un primo obiettivo, pur minimo, possa essere quello di abbassare il livello di conflittualità presente nel dibattito politico. Gran parte dei problemi, oggi, sembra riconducibile a questioni di tipo ideologico, mentre soltanto una piccola parte corrisponde a problemi reali. Riteniamo essenziale per una partecipazione tesa al bene comune, che si abbassi il livello di conflittualità inutile, spesso espressione di personalismi esasperati.
2) Lavoro e sviluppo economico
L’anno 2009 si presenta come l’anno di una crisi economica i cui effetti si ritiene non siano ancora del tutto manifesti, sia a livello globale che locale. Questo non deve lasciare spazio a un senso di impotenza, ma al contrario deve disporci ancora di più all’impegno in vista del bene comune e ad attivare nuove forme di partecipazione. Quale tentativo di rispondere concretamente agli effetti di questa crisi economica si pone il Fondo di solidarietà promosso dai vescovi umbri, ma quello che si chiede agli enti locali, per quanto riguarda gli effetti a livello territoriale della crisi economica, è una progettazione a lungo termine, oltre che immediata5.
Evidentemente, l’attuale crisi economica pone come centrale la questione del modello economico che strutturalmente sembra entrato in crisi. Per tentare di capirne le ragioni e individuare vie di uscita, ci sembra possibile accogliere la prospettiva ermeneutica e la via indicata dall’economista Luigino Bruni che, dopo avere proposto una attenta analisi di alcune cause che hanno portato alla crisi, rileva come la crisi attuale possa essere anche una grande occasione per una riflessione profonda sugli stili di vita insostenibili che l’attuale capitalismo finanziario ha determinato: non si tratta di immaginare un’economia senza banche e senza finanza. La banca e la finanza sono troppo importanti per lasciarle ai soli speculatori. Una buona società non si fa senza banche e senza finanza, ma con una buona banca e una buona finanza. La storia della finanza europea ha da secoli dato vita a istituzioni bancarie “a movente ideale”, che hanno umanizzato l’economia moderna6. In questo senso, proprio la tradizione cristiana offre esempi significativi, che vanno dall’esperienza dei Monti di Pietà nati nel XV secolo a quella delle banche di credito cooperativo sorte nel XIX. Occorre che anche oggi fioriscano imprenditori e banchieri animati da scopi più grandi del solo profitto. Senza questi nuovi attori non ci sarà democrazia, né economica né politica. La sfida è allora soprattutto culturale e antropologica e per essere vinta richiede l’impegno di tutti e di ciascuno. Dentro e fuori i mercati7. È quanto Bruni ha proposto anche alla nostra Diocesi a conclusione di Agorà 2008, riferendosi al suo libro La ferita dell’altro e riproponendo l’originalità del suo contributo: trasferire la dualità sofferenza-benedizione all’ambito propriamente economico. «La sfida che il pensiero cattolico deve oggi raccogliere è quella di mostrare che categorie come quella di gratuità e di dono possono trovare spazio entro la sfera del mercato, dando vita ad opere che, al modo di minoranza profetica, vadano a contaminare la logica del profitto”8. Anche il Vescovo diocesano, mons. Domenico Cancian, nel suo intervento all’“Assemblea pubblica sulla crisi economica” tenutasi lo scorso febbraio nella sala consiliare di Città di Castello, ha rilevato come la crisi che ha colpito l’economia richieda un ripensamento che investa il senso stesso del nostro modo d’intendere la nostra esistenza, «una svolta in termini relazionali dell’economia che può dare una svolta in termini di nuova occupazione sul versante dei bisogni sociali».
3) I cristiani e l’impegno politico.
Circa l’impegno dei laici l’attuale papa, nell’enciclica Deus Caritas est, distingue bene il ruolo e l’impegno dei laici in politica dal ruolo della Chiesa come istituzione, e già nella nota dottrinale sull’impegno politico dei cristiani l’allora cardinale Joseph Ratzinger, scriveva: «Mediante l’adempimento dei comuni doveri civili, «guidati dalla coscienza cristiana», in conformità ai valori che con essa sono congruenti, i fedeli laici svolgono anche il compito loro proprio di animare cristianamente l’ordine temporale, rispettandone la natura e la legittima autonomia, e cooperando con gli altri cittadini secondo la specifica competenza e sotto la propria responsabilità». Circa i temi qualificanti l’impegno politico dei cristiani, e specificamente circa la promozione di una cultura della vita (difesa dal suo concepimento alla fine), la centralità della persona e delle famiglie, specialmente le più giovani (toccate anche dalla crisi economiche), circa il ruolo della Scuola nel processo di crescita della comunità, rimandiamo alla stessa nota dottrinale e all’Enciclica Deus Caritas est che è possibile consultare anche nel sito www.agoracastello.org. Nello stesso sito è possibile leggere due documenti particolarmente importanti per il percorso seguito da Agorà: la lettera agli Efesini di San Paolo e la Lettera a Diogneto.
Città di Castello, 14 maggio 2009
Festa di san Mattia Apostolo
Don Andrea Czortek Massimiliano Marianelli
Direttore Ufficio Cultura e Comunicazioni sociali Direttore Ufficio per i problemi sociali il lavoro, la Giustizia, la Pace e la salvaguardia del creato
8 commenti:
Riporto quanto pervenuto:
Piena condivisione delle parole degli Uffici Cultura e Problemi Sociali
della Diocesi di Città di Castello riguardo al confronto eletti-
elettori.
Non si può che condividere le parole degli Uffici Cultura e Problemi
Sociali della Diocesi tifernate sul tema del dialogo tra cittadini e
politici.
L’obiettivo che mi sono posto, da quando mi occupo di politica, è
quello di rapportarmi, non solo con i miei elettori, quanto con l’
intera comunità tifernate al fine di portare le esigenze della
popolazione presso la massima Assemblea cittadina: in effetti questo è
anche il tema di fondo dei corsi di formazione politica di Agorà ai
quali ho preso parte.
Fintanto che la classe dirigente della politica ed i cittadini non
riescono a dialogare, le grandi problematiche mondiali, così come anche
i piccoli problemi locali, non potranno essere mai risolti: coloro che
vengono eletti devono innanzitutto ricordarsi delle promesse fatte
durante la campagna elettorale, ma anche riuscire a comprendere il
mutare delle necessità e priorità della società durante il proprio
mandato.
Sono pienamente convinto che, se i politici riuscissero ad
avvicinarsi maggiormente ai cittadini e se questi ultimi partecipassero
in maniera più attiva alla vita politica, si creerebbe una sinergia
positiva che potrebbe produrre miglioramenti per l’intera comunità.
La crisi attuale può rappresentare davvero anche una grande occasione
per una riflessione profonda su stili di vita sostenibili. Un'occasione
per riscrivere regole di un’economia con banche e finanza non lasciate
in mano a speculatori. Faccio mie quindi le parole di Luigino Bruni che
scrive:"Occorre che anche oggi fioriscano imprenditori e banchieri
animati da scopi più grandi del solo profitto. Senza questi nuovi
attori non ci sarà democrazia, né economica né politica. La sfida è
allora soprattutto culturale e antropologica e per essere vinta
richiede l’impegno di tutti e di ciascuno. Dentro e fuori i
mercati".
Manuel Maraghelli
Consigliere Comunale
Città di Castello
Riporto quanto pervenuto:
Perugia 18 maggio 2009
Ha ragione l’ Ufficio cultura e politiche sociali della Diocesi di Città di Castello: occorre innovare i meccanismi della democrazia.
Questo è l’impegno di Rifondazione comunista
Penso che l’invito alla riflessione e all’impegno recentemente rivolto alla politica da parte dell’Ufficio cultura e politiche sociali della Diocesi di Città di Castello su partecipazione, rapporto tra eletti ed elettori e crisi, vada accolto in pieno. Rifondazione comunista ha più volte denunciato negli ultimi mesi (come del resto ha fatto lo stesso Vescovo Cancian) come la portata della crisi economica stia determinando anche nel nostro territorio un arretramento pesante sul piano sociale: licenziamenti, precarizzazione dell'esistenza, aumento vertiginoso della cassa integrazione, crescita della povertà in fasce sempre più diffuse della popolazione. Per questo siamo stati nelle mobilitazioni a fianco dei lavoratori, per questo abbiamo preteso che l’elemento programmatico discriminante per rilanciare la coalizione di centrosinistra fosse la capacità di risposta alla crisi da parte degli enti, per questo stiamo lavorando con i Gruppi di Acquisto popolare tentando di dare risposte concrete in termini di solidarietà, per questo pensiamo ad un’economia sociale che punti all’innovazione.
Ma non basta. Occorre soprattutto innovare i meccanismi della democrazia, con la sperimentazione di processi partecipativi connessi alla gestione della cosa pubblica, permettendo così nello stesso tempo il superamento di disuguaglianze tra i cittadini e l'affermazione del principio della trasparenza dell'amministrazione pubblica
Per noi partecipazione concreta significa l'inclusione del cittadino tramite l'istituzione di momenti assembleari (tematici, territoriali) durante i quali avviene il confronto e lo scambio tra tutti gli attori presenti (cittadini, amministratori) in merito a questioni di carattere pubblico. Non solo per quanto attiene ai bilanci, ma anche per le scelte urbanistiche garantendo ai cittadini strumenti di informazione adeguati, spazi di incontro e discussione. Proponiamo e sosteniamo il raggiungimento di un obiettivo di fondo: la definizione del bilancio e delle scelte urbanistiche da parte degli enti pubblici che parta dai bisogni dei cittadini che contribuiscono a definire le priorità nell'uso delle risorse disponibili e del territorio. . Queste sono sempre state le nostre proposte, questi sono i nostri impegni.
Enrico Flamini
Segretario Provinciale Prc Perugia
Oggetto: adesione al documento “I cristiani e l’impegno politico”
Approvo in modo naturale e convinto il documento proposto dall'Ufficio per i Problemi sociali, il lavoro, la giustizia, la pace e la salvaguardia del Creato e dall'Ufficio Cultura e Comunicazioni Sociali della Diocesi di Città di Castello.
Ho seguito come corsista i tre anni della scuola politica e sociale “Agorà – da Cristiani nella società”: in quella sede, attraverso l'approfondimento della Dottrina Sociale della Chiesa – che costituisce il riferimento per i Cristiani che intendano operare nella vita sociale e politica - è emerso il “bisogno” di partecipazione del cittadino al processo democratico.
Accetto quindi la proposta di essere promotore di un nuovo clima di dialogo ed intendo lavorare per ridefinire e soprattutto rivitalizzare il patto eletto-elettore ad esempio mediante un confronto periodico con i cittadini del mio territorio, convinto che dai cittadini stessi possano venire grandi contributi di conoscenza, competenza, intervento preziosi al bene comune della Comunità, così come indicato nel documento in oggetto. Ritengo di aver seguito quest'obiettivo anche nella mia recente attività di coordinatore del Circolo del PD di Lama.
Viviamo un duro periodo di crisi economica e sociale che è arrivata anche nei nostri territori. La Storia ci insegna che le crisi si superano soltanto cogliendone gli aspetti positivi. J. F. Kennedy osservò che “Scritta in cinese la parola crisi è composta di due caratteri. Uno rappresenta il pericolo e l'altro rappresenta l'opportunità”. Questa crisi va utilizzata per una riflessione profonda sugli stili di vita sostenibili, per ridiscutere il modello economico-finanziario che è entrato in crisi. Occorre, citando il nostro Vescovo, Mons. Cancian, «una svolta in termini relazionali dell’economia che può dare una svolta in termini di nuova occupazione sul versante dei bisogni sociali».
LAMA, 19/05/2009
ROSSI GIUSEPPE
coordinatore PD LAMA
Riporto quanto pervenuto:
Il documento della Diocesi di Città di Castello sul tema ‘I cristiani e l’impegno politico’ sottolinea l’importanza dell’attenzione ai problemi della città (la polis della lingua greca) anche e soprattutto per i cattolici: la fede nel Risorto cambia la prospettiva della storia e rende possibile intravvedere già presenti i germi dell’eternità. Sotto questa luce preferisco non considerare ‘Il Principe’ di Machiavelli come il vero realismo politico, quanto piuttosto ‘L’Utopia’ di Tommaso Moro che pagò con la sua vita la coerenza. Insomma l’impegno coraggioso, disinteressato, coerente nel costruire il bene comune, non è solo ‘filantropia’, ma per un cristiano concreta collaborazione alla nuova creazione della Resurrezione.
Oggi per tutti è importante l’impegno per il bene comune, ma soprattutto per i cattolici è una dimensione imprescindibile della propria fede. Consapevoli che nessuna scelta politica può esaurire la speranza cristiana ogni cristiano deve confrontarsi con la fatica della progettualità politica. Inoltre il pluralismo delle scelte concrete è una conquista anche per i cattolici che devono porsi sempre il problema della coerenza con la propria fede.
Il richiamo all’impegno ed alla partecipazione appaiono tanto più urgenti oggi che rischiano di prevalere ‘fughe’ dal confronto con le problematiche sociali.
Dalla stessa fede possono scaturire più scelte concrete e nelle scelte i cristiani possono e devono collaborare con tanti che non abbiano la loro fede.
Ricordo con commozione l’insegnamento del mio rettore all’Università Cattolica, il Prof. Giuseppe Lazzati, grande uomo di fede e maestro di ‘laicità’: tra fede e politica non ci può essere identificazione come vorrebbero gli integralisti e non ci può essere separazione come preferirebbero i laicisti, ma tra fede e politica ci deve essere distinzione, due livelli diversi che devono fare unità nella vita e nella coerenza personale. Oggi abbiamo tanto bisogno di questa unità e di questa coerenza.
Stefano
Città di Castello 19/05/2009
• Ai giornali locali ( con preghiera di pubblicazione)
• Alle tv locali
OGGETTO: partecipazione
Le parole del Vescovo Cancian, che ringraziamo per gli spunti di riflessione che con garbo ha posto all’attenzione soprattutto dei candidati, riportano alla mente quanto cantava l’indimenticato Gaber”…. “La libertà non è star sopra un albero
non è neanche il volo di un moscone
la libertà non è uno spazio libero
libertà è partecipazione”
Se la partecipazione è stata uno dei punti fermi del ’68, un diritto dovere irrinunciabile, oggi è la grande assente della politica, è il grande problema che nella passata legislatura , con un accordo bipartisan abbiamo tentato di affrontare nella commissione “affari costituzionali” in cui ero vicepresidente e di cui era presidente il consigliere PD Pannacci.
Abbiamo svolto , insieme, un lavoro che ritengo egregio e di cui purtroppo si sono perse le tracce, che nessuno ha ritenuto di dover proseguire. Sono stati deliberati regolamenti che consentono ai cittadini di partecipare, di fare proposte, interrogazioni, petizioni ma il tutto rimane lettera morta, nessuno le utilizza. Sono strumenti insufficienti ed inadeguati? È probabile, ma è altrettanto certo che nessuno ed in primis la maggioranza comunale,ci crede, propone iniziative per promuoverli.
La speranza è che l’invito del Vescovo non cada nel vuoto, ma stimoli chi di dovere, ad operare in tal senso
È un peccato
Il Candidato alla provincia (PDL)
Roberto Cuccolini
Anche l'On. Andrea Sarubbi (PD) ha segnalato positivamente il documento sul suo blog.
COME FATTO PER GLI ANLTRI INTERVENTI, PUBBLICHIAMO ANCHE QUELLO DI ANDREA SARUBBI, PARLAMENTARE PD.
Lieviti, lanterne e laicità
Maggio 23, 2009 · 3 Commenti
A poche settimane dalle elezioni, la diocesi di Città di Castello ha pubblicato un documento sui cristiani e l’impegno politico, sull’onda di quanto fatto recentemente dalla diocesi di Cremona. Il testo inizia senza troppi preamboli: “I cattolici non devono rappresentare per le forze politiche un territorio di caccia per acquisire consenso elettorale, ma un bacino fecondo di idee, progetti ed energie”. Leggendolo superficialmente, nei richiami alla dottrina sociale della Chiesa si potrebbe vedere una chiamata alle armi, al muro contro muro che tanto piace ad alcuni; invece, questo documento dice esattamente il contrario, richiamando i cristiani alla “capacità di ascolto del prossimo: occorre imparare ad ascoltare il prossimo, cercando di amare le idee altrui come le proprie”. Non è facile farlo capire a chi non crede, ma il Vangelo invita i cristiani a due compiti apparentemente antitetici: il primo è quello di essere “lanterne sul moggio”, ossia ben visibili, perché una lanterna sotto al letto serve a poco; il secondo è quello di essere “lievito nella pasta”, ossia capaci di sciogliersi nell’acqua e di mischiarsi alla farina, per fare in modo che da questo impasto nasca il pane. Generalmente, il cattolico-infante si sofferma sulla prima, il cattolico-adulto sulla seconda, mentre la vera sfida è quella di non scegliere con l’accetta fra lanterna e lievito, provando invece (con tutte le difficoltà del caso, ve lo assicuro) ad essere sia l’una che l’altro. Per questo, probabilmente, la comunità cristiana umbra invita i cristiani impegnati in politica ad “essere promotori di un nuovo clima di dialogo”, e non soltanto nei livelli istituzionali: al contrario, l’invito forte – che raccolgo e che mi piace molto – è quello di portare avanti questo dialogo a cominciare dal rapporto eletto-elettore, che va “ridefinito e rivitalizzato”. “Concretamente – scrive la diocesi di Città di Castello, dove in questo periodo le amministrative si intrecciano alle Europee - auspichiamo che, almeno nella nostra realtà, gli eletti, si rendano disponibili a un confronto con i propri elettori. Confronto periodico, ma per tutto il mandato, su temi di attualità, e anche come occasione di confronto sui temi per i quali è stato chiesto un mandato di rappresentanza: in altri termini, sul programma”. Ma il dialogo, naturalmente, va perseguito anche con le altre forze politiche: per questo, occorre “abbassare il livello di conflittualità inutile, spesso espressione di personalismi esasperati”, perché “gran parte dei problemi, oggi, sembra riconducibile a questioni di tipo ideologico, mentre soltanto una piccola parte corrisponde a problemi reali”. Il discorso vale per tutti, sia chiaro: così come ho sempre condannato l’antiberlusconismo a priori, non posso fare a meno di ricordare tutte quelle volte che il governo ha ignorato le nostre richieste soltanto perché provenivano dalla parte “sbagliata”. Nell’ultima parte del documento, poi, c’è un appello che mi risuona nelle orecchie da tempo: l’invito ad “animare cristianamente l’ordine temporale, rispettandone la natura e la legittima autonomia”, che mi sembra una buona sintesi sulla laicità ed un’ottima risposta al rilievo di Fini (giusto ma superficiale, per come la vedo io) sulle leggi autonome dai precetti religiosi. Fu scritto, durante il pontificato di Giovanni Paolo II, dall’allora cardinale Joseph Ratzinger.
Nel condividere il documento redatto dalla Diocesi mi preme soffermarmi sull’invito alla partecipazione.
Da quando sono consigliere comunale tento di coinvolgere elettori e simpatizzanti cercando e ottenendo critiche, sostegno e collaborazione. I mezzi a disposizione per comunicare sono fin troppi: giornali, posta, e-mail, siti internet… li uso tutti perché penso sia doveroso rendere conto del mio operato.
Ci sono però dei fatti che preoccupano e inficiano il livello qualitativo di partecipazione, e quindi di democrazia, che vive la politica locale e nazionale.
Alle riunioni ed alle iniziative politiche il numero dei partecipanti è sempre più esiguo, forse nella convinzione generalizzata di poter incidere poco nel processo decisionale.
Il diffuso disinteresse o la superficialità nell’affrontare i temi amministrativi è direttamente proporzionale al prevalere dell’interesse individuale su una prospettiva di bene comune.
Quei pochi temerari che invece vorrebbero “fare politica” attraverso gli attuali partiti, compreso il mio, sono presi dallo scoramento di fronte ad un sistema in cui ogni decisione importante viene “emanata” dall’alto. Quasi nulla viene presentato o discusso insieme agli “iscritti” che una volta erano la “base” di un partito e su questi si reggeva. Il sistema attuale lascia poco spazio alla partecipazione a meno che non ci si inventi dei canali inediti.
Quello che più dispiace è che sembrano proprio i cattolici a soffrire maggiormente questa situazione, sfuggendo la partecipazione politica, e che avrebbero invece così tante energie e competenze da far valere nell’agone politico. Una “massa critica” quella cattolica di cui si sente fortemente la mancanza e che contribuirebbe a non assuefarsi a quell’inquinamento morale” denunciato recentemente da Benedetto XVI.
Nicola Morini.
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